• Recupero del Passato con Nikon D780

Dare nuova vita ai negativi con la funzione “Digitalizzatore negativo”

Non passerà inosservata, a quanti seguono questo sito, la mia simpatia nei confronti della Nikon D780, la splendida reflex che mi accompagna abitualmente e della quale, su questa pagine, ho già avuto modo di disquisire qui e anche qui.

Ora torno sul mio apparecchio preferito per analizzarne una funzione di particolare interesse (condivisa, per la verità, con la sua “sorellona” D850) che ci permetterà di recuperare e “rinfrescare” vecchi ricordi e documenti che – allo stato attuale – potrebbero rischiare di cadere nel dimenticatoio: la digitalizzazione diretta in positivo dei negativi.

“Niente di nuovo”, potrà obiettare qualcuno: in fondo si tratta solo di fare delle semplici riproduzioni.

Invece no, perché ciò che rende intrigante questa funzione è la possibilità di ottenere i file direttamente in positivo, come fossero scatti originali. Tutto ad un tratto, insomma, i vecchi ricordi abbandonati tornano a nuova vita, in positivo e con le note EXIF (Exchangeable Image File Format) del file che riportano la data di oggi anche se vi è rappresentata la buonanima di zia Casimira, che ci ha lasciati non ricordiamo neanche più quando (chiedo scusa a tutte le zie Casimira: è solo un esempio…).

Si tratta, dunque, di una funzione che può rivelarsi particolarmente importante anche nell’ambito della ricerca storica, antropologica, del costume e della cultura. Il tutto, com’è nello stile di questo sito, cercando di ottenere i massimi risultati con il minimo sforzo economico, precisazione – questa – che impone di bypassare l’uso degli scanner, più o meno professionali.

Ottenuti i nuovi file, basterà trattarli come di consueto per modificarli e correggerli (sicuramente i vecchi negativi non saranno privi di graffi, polvere ed altri segni del tempo).

A questo punto, entriamo nel vivo della questione, cominciando innanzitutto a capire di cosa abbiamo bisogno (oltre alla D780), come “raggiungere” la funzione e come impostare l’apparecchio per un risultato ottimale.

 

L’ATTREZZATURA

  • Un obiettivo macro/micro con attacco Nikon F (perfetto l’AF‑S Micro NIKKOR 60mm f/2.8G ED per il formato FX, anche se io uso l’AF-S Micro NIKKOR 40mm f/2.8G per il formato DX che mi è rimasto come retaggio del precedente – massiccio – uso con la D500)
  • Un adattatore per digitalizzazione di pellicole. Se si vuole andare ad ogni costo sull’originale, bisognerà scegliere il Nikon ES-2 (€ 165,00), ma ancora una volta – ribadendo sempre il mio affetto per la casa giallonera – preferisco dare qui l’indicazione per un universale, e (fra svariate possibilità) la mia scelta è caduta sul prodotto JJC (€ 103,99 al momento della stesura di questo articolo). Praticamente identico all’originale Nikon, costa sensibilmente meno ed è arricchito da un illuminatore con set di luci LED USB 6500K di estrema comodità che può essere utilizzato montandolo sull’adattatore stesso e consentendo un’illuminazione adeguata in ogni situazione (a patto di avere a portata di mano un caricabatterie per cellulare ed una presa elettrica), appoggiandolo – inclinato a 45° grazie all’apposito piedino – su un piano o, ancora, montato su un cavalletto o altro supporto dotato di vite standard ¼”. In caso contrario, l’adattatore potrà essere semplicemente puntato con il suo vetro diffusore verso il sole o un’altra fonte di luce (che ovviamente, per quanto riguarda il BN, non richiede alcuna taratura di temperatura colore).
  • Tanto per fare le cose nella maniera più professionale possibile, ci saranno utili anche un panno antistatico o altri prodotti per pulire i negativi ed un paio di guanti di cotone per maneggiarli. Consigliato il cavalletto.

E per quanto concerne l’attrezzatura, chiudiamo qui.

 

LE IMPOSTAZIONI DI RIPRESA

  • Disinserire la VR dell’obiettivo, se c’è, ed impostare la temperatura colore su 6500K se si intendono copiare negativi a colori utilizzando l’apposito illuminatore. Volendo scegliere la versione “luce solare”, la temperatura va regolata di conseguenza.
  • È consigliabile impostare la sensibilità su 100 ISO e disattivare il controllo automatico ISO, ruotare la ghiera “mode” su A (priorità dei diaframmi) ed aprire il diaframma su f/8.
  • Assicurarsi che il selettore live view sia sull’icona fotocamera e premere il tasto Lv per attivare la vista monitor.

  • In live view, premere il pulsante “i” ed evidenziare “Digitalizzatore negativo” (l’icona con una pellicola che racchiude la scritta CL o MC) utilizzando il multi-selettore, poi, premere “Ok”: i colori sul display appariranno invertiti.
  • Utilizzando il multi-selettore, evidenziare “Negativi a colori” o “Negativi monocromatici, quindi premere “Ok”.

  • Premere “Ok” per visualizzare le opzioni di regolazione della luminosità. Regolare l’esposizione con il multi-selettore, poi premere nuovamente “Ok” per salvare le modifiche e uscire.
  • Per visualizzare il soggetto con un ingrandimento maggiore, premere + (QUAL).

Ora è tutto pronto! Le fotografie verranno salvate solo in formato JPEG e per uscire dalla modalità digitalizzatore negativo basterà premere nuovamente il pulsante “i”.

 

MONTAGGIO E UTILIZZO DELL’ADATTATORE JJC (ES-2)

Il contenuto della scatola dell’adattatore JJC è piuttosto generoso, in quanto – oltre allo schermo luminoso – troviamo tubi di prolunga e anelli adattatori utili all’uso dell’accessorio anche con obiettivi di marca diversa da Nikon, come si conviene ad un universale. Le istruzioni – molto intuitive – ci aiutano nella scelta giusta a seconda dell’obiettivo a nostra disposizione. Come già detto, io utilizzo il 40mm DX, quindi l’adattatore sarebbe già pronto per l’uso, non richiedendo né tubi aggiuntivi, né anello adattatore.

Per onestà intellettuale, però, devo dire che con alcuni obiettivi (come il mio) la copertura del sensore non è totale perché il tubo fisso (1#) è un po’ troppo lungo e non consente di avvicinare il negativo all’obiettivo quanto basta per ottenere il rapporto 1:1. È tuttavia possibile intervenire sulle imperfezioni del formato visualizzando il file, premendo “i”, scegliendo “Ritocco” e poi “Rifila”. In alternativa a questa soluzione, personalmente, ne ho adottata una più “radicale”, sostituendo il tubo 1# con un 2# che è più corto: basta svitare quattro viti, sfilare 1# e sostituirlo con #2!

Il kit comprende due elementi fondamentali per un lavoro comodo: la mascherina per il caricamento delle strisce di negativo e quella destinata a contenere diapositive già montate su telaietto (occhio al telaietto, che non deve superare lo spessore di 2mm). Non sarebbe stato male, anche per questa maschera, prevedere la possibilità di caricare almeno sei diapositive contro le due previste, ma tant’è…

Lo schermo luminoso, come si è detto, può essere montato direttamente sull’accessorio principale collegato all’obiettivo oppure poggiato su un ripiano ed inquadrato con la fotocamera “libera”. È dotato di un cavo di alimentazione che deve essere collegato ad un caricabatterie da cellulare. Sul cavo è presente un interruttore con varietà di intensità luminosa, ed è interessante notare che la temperatura colore (6500K dichiarati) non cambia col variare dell’intensità. Malgrado il relativo riscaldamento delle luci LED, per salvaguardare i negativi sarà bene non mantenerli troppo a lungo nelle vicinanze della luce accesa, specialmente alla massima intensità.

Va precisato che, pur non essendo obbligatorio, in qualsiasi modo si voglia utilizzare il kit sarà sempre meglio che la fotocamera venga montata su cavalletto, per comodità.

Detto questo, eviterò di tediare il pubblico con altre spiegazioni, rimandando alle istruzioni che accompagnano il kit che, pur essendo solo in inglese, tedesco e cinese, sono assai semplici ed intuitive.

 

NOTE FINALI

Vale la pena tornare sul principio che regola questi articoli “tecnici” (ma neanche tanto…), quello che si basa sul massimo rendimento col minimo sforzo (economico, ma non certo di dedizione e impegno personale). È un principio che applico pensando – e sperando – di essere letto soprattutto da amatori, meglio se di livello avanzato, non da professionisti.

Uno scanner per negativi/diapositive, a patto di essere veramente buono – e quindi costoso – produrrà un risultato importante in breve tempo, ma queste sono possibilità ed esigenze – appunto – da professionisti. Un risultato non meno importante con mezzi più lenti e limitati è certamente nelle corde dei più.

Quindi, questa è la mia proposta, affiancabile a molte altre altrettanto valide, utile ad ottenere quello che andiamo cercando: il recupero dei ricordi, la valorizzazione di quello che è stato, in alcuni casi la storia, il documento. Il recupero di quello che non c’è più e che rischia di sfaldarsi definitivamente con l’abbandono o con il degrado cui la pellicola è destinata per le ingiurie del tempo.

Mi è venuta voglia di condividere queste idee ritrovando tra decine di negativi di mio padre quello della foto che pubblico qui di seguito: un momento di vita di via Margutta a Roma, la “via degli artisti” conosciuta in tutto il mondo e che, in questo modo, non potrà mai più mostrarsi.

Siamo negli anni a cavallo tra il ‘50/’60 e forse (e dico forse: concedetemi il beneficio d’inventario!), il pittore che vediamo potrebbe essere Vittorio Cusatelli (il figlio ne parla in questo articolo), come mi fa pensare la “firma” che vediamo sotto il margine superiore della foto.

L’immagine, per dovere di cronaca, è stata realizzata con la Voigtländer Vitessa 133 (1954) che conservo ancora nella mia collezione e della quale parlo diffusamente in questa pagina.

Storia, antropologia, cultura… Lo avevo detto!

Esposizione di quadri in via Margutta negli anni tra il '50 e il '60
Artista in via Margutta, tra gli anni ’50 e ’60


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